mariobronzino
photo/artist

Lost. 2019

Il nostro modo di intendere e vivere uno spazio e in uno spazio, anche grazie all'avvento dei social Networks e ad una tecnologia sempre più preponderante, è profondamente modificato. Il nostro essere ed esserci sembra sia quasi effimero, vagante e senza alcuna protezione, nella propria fragilità, facente parte di uno spazio che più che contenerci, ci respinge, diviene estraneo. Ed ecco dunque che sentendoci corpi “estranei”, perdiamo anche la capacità di osservazione. Mario Bronzino, attraverso il lavoro presente in mostra, ha cercato, riuscendo nell'intento, di scardinare quelle che sono le comuni visioni di un luogo X, quelle che possiamo rintracciare ovunque, per acquisire invece, elementi nuovi ed ancora misteriosi di esso. Immergendosi e vivendo in un qualsiasi luogo reale, l’artista ha provato una sensazione di straniamento, di smarrimento, da lui identificato dalla non frequente possibilità di lasciarsi totalmente catturare dal luogo in questione, facendo suo tutto ciò che esso offre. Tale è la naturale conseguenza di una sorta di visione distorta che abbiamo dei luoghi in cui viviamo e ci muoviamo, dovuta per l’appunto alla digitalizzazione massiccia, che ci impedisce di avere uno sguardo oggettivo. Lost non è altro che questo smarrimento, questa condizione quasi distorta. Nelle fotografie presenti in mostra, potrete notare la pienezza con cui il corpo femminile vive in mezzo ad un paesaggio boscoso, ad un lago o al Cretto di Alberto Burri, raccogliendosi in sé, a tratti impaurito, ma nel tentativo di lasciarsi andare e di entrare in comunicazione con la natura che vive intorno ad esso. E’ lì, presente, in una unione perfetta con lo spazio circostante ma anche in un costante turbinio di sensazioni positive e negative, a cui sembra non essere più avvezzo. E’ un corpo che si adagia su rocce aspre e inospitali, che si aggrappa ad un tronco e ancora che si lascia guidare dal suono degli alberi e dell’acqua. Con l’intento di voler legare questa presenza femminile alla realtà più concreta, Bronzino sceglie di lasciarle addosso un indumento intimo, quasi a voler sottolineare un mancato contatto diretto con la natura, che però, possibilmente, potrà avvenire in futuro. La speranza esiste nella sinuosità di questo corpo, che riprende visibilmente le forme della natura, quasi a voler sottolineare un legame ed una intimità che esistono da sempre.
Il percorso è duplice: dall'interno verso l’esterno e viceversa; come se questo fosse vissuto contemporaneamente al di fuori e dentro noi stessi, come se ci conducesse ad un profondo contatto con la nostra parte più profonda, riscoprendo così nuove sfaccettature che ci appartengono e riscoprendo inoltre, quel silenzio ormai così raro, come quello del Cretto di Burri. Le fotografie di Mario guidano all'ascolto di noi stessi e della natura circostante, creano spunti di riflessione e di ricerca interiore. Dal mio punto di vista, attraverso questo progetto fotografico, Mario auspica una sorta di contaminazione fra gli elementi della natura ed i nostri sensi, affinché si possa tornare ad un tempo in cui tutto ciò era naturale e vitale, in cui era più semplice ascoltarci ed ascoltare.

Alessandra Consiglio
Storico e Critico d’arte










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